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Capital

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L’opera Capital è una scultura realizzata in medium density, materiale costituito da pannelli di fibra lignea a media densità.

La scultura è formata da otto elementi assemblati tra di loro, di cui i due terminali di forma semicilindrica, mentre gli altri hanno forma di parallelepipedo. Ogni elemento è formato da una struttura in compensato rivestita da pannelli di medium density. Gli elementi sono ancorati gli uni agli altri. I margini superiori ed inferiori di ogni elemento presentano delle modanature. La superficie visibile si presenta liscia ed omogenea, di colore beige-ocra. La struttura, una volta montata, non poggia direttamente sul pavimento, ma su piedini formati da due dadi esagonali in metallo. Al centro sono presenti solo i due elementi terminali di forma semicilindrica.

Capital è un pezzo unico, ed è realizzato con materiali che dovrebbero garantire una certa durabilità: Grenville Davey infatti utilizza principalmente materiali già testati, o che comunque offrono garanzie di durata nel tempo. Ricorda un tavolo ma anche un modellino di un paesaggio urbano o una forma di pane, un lato ricurvo ed uno dritto.

Estratti dall’intervista tecnica a Grenville Davey:

“Ci sono materiali comuni a qualsiasi corpo di lavoro che produco, opere che condividono le stesse linee guida formali. È un modo di comunicare qualcosa attraverso l’installazione. Spesso questa relazione è solo suggerita ma il pubblico la recepisce, la legge nel lavoro e nell’autorevolezza delle sculture, la loro forte presenza fisica rinforza questa impressione e connessione. È un modo di rendervi la vita difficile!”

“Le mie opere sono pezzi unici, ma ci sono dettagli condivisi. La scala comune è l’essere umano, la superficie è sempre inerte, di produzione industriale. Faccio molte cose per conto mio e chiamo in aiuto quando ne ho bisogno ingegneri e falegnami, impostando con loro un dialogo stretto. Ho un paio di persone, di tecnici, con cui ho un lungo rapporto di lavoro, questo è importante, ci capiamo l’un l’altro.”

Ho avuto una o due opere danneggiate in modo irreparabile da un trasporto irresponsabile! Si dovrebbe sempre cercare di dare un senso alla distribuzione in una cassa di carichi pesanti, bisognerebbe evitare bolle d’aria o di stoccare materiale su materiale durante un trasporto. Una volta un lavoro è stato commentato dagli assicuratori come più costoso da riparare che se avessi rifatto l’opera stessa!”

“L’opera non è come una macchina che può essere riparata e riverniciata, c’è una tensione nel materiale che è inerente al disegno originale.”

L’intervista è stata eseguita all’interno del progetto Interview with art, a cura di Benedetta Bodo di Albaretto in collaborazione con il Centro di Conservazione e Restauro della Venaria Reale e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino.

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