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I feel mysterious today

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L’opera I feel mysterious today si compone di una scaffalatura realizzata in medium density, suddivisa in 88 ripiani contenenti ognuno 88 dorsi rivestiti con tessuti e materiali differenti – velluto, pellame – che ricordano dei volumi rilegati di svariati colori. Sotto 80 degli 88 dorsi sono incise delle frasi, ad esempio “Entrando in una stanza lasciare che gli oggetti vi guardino” oppure “Arazzo blu sulla linea sintetica del dadaismo” o ancora “Entrando in una stanza lasciare che gli oggetti vi guardino”. Alcune delle incisioni sulla scaffalatura riportano a performance che effettivamente l’artista ha messo in atto, altre sono volutamente impossibili.

Si tratta di un’installazione che racchiude le informazioni necessarie per altre 80 ipotetiche opere d’arte. Il titolo dell’opera evoca una sorta di paradosso: per far comprendere al pubblico il valore dell’opera Vetrugno ha voluto realizzare una biblioteca con una serie di volumi consultabili.

I dorsi sono 88 perché l’8 per i cinesi è un numero propizio, e Vetrugno ha scelto di raddoppiarlo nel realizzare il numero di dorsi totale.

Estratti dall’intervista tecnica a Maurizio Vetrugno:

“In generale devo dire che gli inizi del mio percorso artistico sono costellati da cambi di assetto radicali, comprensivi di scelte tecniche e di materiali spesso diversi, per cui ad un certo punto mi sono sentito privo di un’iconografia di riferimento, anche se a domanda diretta sono in grado di rispondere e spiegare ogni scelta e motivazione riguardo il mio operato.”

 “Quest’opera è stata esposta nel mese di maggio del 1994 ma non mi era stata commissionata né l’ho progettata appositamente per l’esposizione a cui ero stato invitato, ricordo che ci ho messo circa un anno per pensarla e completarla.”

 “Nel caso dei dorsi di I feel mysterious today mi piaceva l’idea che quelli in pelle e cuoio evocassero grandi biblioteche e volumi importanti, mentre quelli colorati movimentassero questa percezione, creando confusione e aspettativa.”

“Ho sempre ragionato sulla durabilità nel tempo e anche sulla facilità di trasporto delle opere, per esempio ho scelto di non lavorare con il peltro, più pesante e difficile da arrotolare e quindi da imballare. Non ho mai lavorato su carta perché lo ritengo un materiale problematico, che dopo trent’anni mette il collezionista nella condizione di gestire grossi problemi ad esempio di polverizzazione. Io scelgo materiali solidi.”

L’intervista è stata eseguita all’interno del progetto Interview with art, a cura di Benedetta Bodo di Albaretto in collaborazione con il Centro di Conservazione e Restauro della Venaria Reale e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino.

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