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Kochan

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Kochan è una serie di 30 calotipi su carta washi misuranti 40 x 60 cm, realizzata nel 2016 ed ispirata dai documenti d’archivio resi disponibili alla consultazione dalla New York Public Library.
L’archivio come luogo della memoria e del ricordo è un tema caro e spesso affrontato da Alessandra nelle sue ricerche e sperimentazioni. “Il lavoro che faccio con i materiali d’archivio mi permette di creare nuovi universi e raccontare, ogni volta, nuove storie, oltre ad essere un vero e proprio viaggio nell’immagine fotografica. Ho trascorso giorni interi tra carte geografiche, manoscritti e lettere. Ma è dalle mappe che sono stata attratta e, accompagnata dai loro segni e dalle loro tracce, ho deciso di affiancarle ad una serie di autoscatti.”
Kochan è il nome del protagonista di un vecchio romanzo giapponese. “In questo progetto anche io, come Kochan, ho cercato di immaginare il viaggio che ognuno di noi compie per affermare se stesso considerando il corpo come fosse un territorio da esplorare. Non è stato un percorso semplice, poiché il rapporto con il proprio corpo è complesso ed il viaggio che compiamo con esso non è mai scontato.”

Estratti dall’intervista tecnica ad Alessandra Calò:

“Questo lavoro è differente dai precedenti perché ho utilizzato per la prima volta degli autoscatti realizzati nel 2016 trattandoli come fossero delle fotografie d’archivio. L’archivio è, in generale, una fonte d’ispirazione molto interessante per il mio lavoro. Il materiale, però, va sempre contestualizzato ed elaborato in maniera differente a seconda della storia che deve raccontare. In questo caso specifico era inevitabile che le mappe mi conducessero verso il viaggio.”

“Sono un’appassionata di antiche tecniche di stampa. Ognuna di essa caratterizza in maniera peculiare  l’estetica dell’immagine. Per questo progetto, la scelta della calotipia e della tipologia di carta mi sembravano inevitabili, quasi a voler confondere le mappe e gli autoscatti.”

“Non è la prima volta che utilizzo questo processo di stampa., anche Fotoscopia – utilizzando come supporto il cristallo – aveva buona parte delle lastre stampate con questa tecnica. Rispetto ad altri processi, più complessi o articolati, dove serve sempre un aiuto o quantomeno un supporto pratico, la calotipia è abbastanza semplice da affrontare: basta essere scrupolosi nella preparazione della soluzione sensibilizzante sapendola stendere in maniera uniforme sulla carta.”

“Il “non inchiostro”, ovvero il non utilizzo della stampante, è una scelta personale, spesso legata alla mia visione finale del lavoro. Dove posso, dove il colore può non fare parte della poetica del lavoro, preferisco intervenire manualmente. Non avere perfettamente sotto controllo il risultato finale è una prerogativa che vorrei mantenere il più possibile nel mio lavoro. In un certo senso, la reputo una presenza di umanità.”

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