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La notte della mente

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La notte della mente è una serie fotografica che è stata esposta la prima volta in una personale alla Galleria Marconi a Cupra Marittima (AP) insieme ad altri disegni, un video ed un’installazione realizzata con i rami di un albero. Questa serie di fotografie è incentrata – come spesso nel lavoro di Sabrina – sull’elemento naturale, gli alberi in particolare. Si tratta di immagini in cui il forte contrasto dei toni sembra definire i contorni e dare volume agli elementi, ovvero ad alberi e cielo, che assumono un aspetto vagamente incombente, minaccioso.

La serie ha portato ad una ricerca quasi rituale da parte dell’artista, che ha realizzato diversi scatti per poi selezionarne una ventina. Le prime stampate sono state in numero di quattro ed in cinque edizioni, in occasione della mostra.

Estratti dall’intervista tecnica a Sabrina Muzi:

Questo progetto è stato realizzato in un momento di svolta, di cambiamento nella mia ricerca, nel mio percorso artistico, ed è anche per questo che ho voluto inserirlo in Project Marta. Avevo già analizzato l’elemento naturale però in maniera non così frequente e solitamente in relazione al mio vissuto personale. […] Diciamo che l’elemento albero c’è sempre stato in tutto quel periodo di ricerca, però in altra veste. La scelta di lavorare con il bianco e il nero, di utilizzare una pellicola ad alto contrasto, di fotografare in determinate ore del giorno, sono state funzionali ad un’emozione precisa che volevo trasmettere. Un senso di incombenza, una specie di svelamento.”

“Ho sempre voglia di sperimentare, confrontarmi con materiali e media diversi. Per esempio c’è stato un periodo, un po’ di anni fa, in cui ho lavoravo spesso con il video, poi sono passata alla fotografia, a volte ho voglia di passare a lavorare con un media e di approfondirlo. Negli ultimi anni questi mezzi vengono spesso utilizzati insieme, lo stesso progetto ha una ricaduta attraverso un video o faccio una serie fotografica. Diciamo che tratto lo stesso tema però con mezzi diversi.” 

“È un paesaggio dove l’essere umano è assente, la natura appare selvaggia, incontaminata. Quando ho fatto le foto mi sono posta nella condizione di fare un taglio preciso, di fotografare una parte precisa del paesaggio, proprio per comunicare questa indipendenza, questo aspetto più selvatico con una sua forza, nonostante il continuo intervento dell’uomo sul paesaggio. La natura ha una potenza che sovrasta l’uomo, come dimostrato spesso dai fatti.”

“Questo lavoro è stato fatto in analogico con una vecchia Pentax che ho comprato quando ero giovanissima. È stata una scelta precisa, data dal voler vivere l’esperienza di andare in giro a cercare dei “quadri” che mi attraessero, esercitando una sensibilità che non è quella del digitale dove fotografi, vedi subito il risultato e poi cancelli. Con l’analogico non è possibile, devi aspettare lo sviluppo, la stampa… e la stampa non sarà mai uguale, e questo ti costringe a porti in un modo diverso, a entrare in una dimensione in cui devi andare in giro, portare avanti una ricerca rituale senza nessuna ansia, con calma.”

“Le fotografie vengono stampate in un laboratorio a Bologna […] poi le tratto con una vernice protettiva opaca apposita per le stampe fotografiche, in modo da poterle incorniciare senza vetro. Le prime quattro stampate per la mostra sono state incorniciate da un falegname che le ha anche incollate su un supporto di legno, prima di inserirle in cornici su misura di legno grezzo e dipinte di bianco. Quelle che ho stampato in seguito le ho consegnate con le indicazioni in merito alla tipologia di cornice consigliata.”

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