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Monolocale 41- Nussdorfer Strasse

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Monolocale 41- Nussdorfer Strasse è un lavoro ad acquarello e china eseguito su carta, una sorta di teatro con una dimensione standard, corrispondente a 35 x 50 cm. Questo genere di lavoro è anche conosciuto come diorama, perché si tratta di un’ambientazione in scala ridotta che ricrea scene di vario genere. Monolocale 41- Nussdorfer Strasse fa parte di una serie composta da oltre sessanta elementi, ognuno dei quali è stato numerato ed intitolato in maniera differente, ognuno distinto dalla definizione di Monolocale ed a volte completato da un sottotitolo che suggerisce una narrazione.

Vanni Cuoghi ha un passato da scenografo, e la propensione a costruire scenari definiti nei dettagli, ad organizzare di storie e avvenimenti incredibili in spazi molto piccoli, molto teatrali, accompagna il suo fare artistico al pari della componente ludica, fondamentale nel suo lavoro.

L’impaginazione di Monolocale 41- Nussdorfer Strasse porta con sé un suggerimento architettonico, una chiave di lettura importante nel lavoro di Cuoghi: essendo centrata verso il basso del “teatro” suggerisce spazi misteriosi, bui come cantine, in questo caso come una metropolitana, popolata però di animali.

Estratti dall’intervista tecnica a Vanni Cuoghi:

“Le persone guardano le opere in modo diverso, noi forniamo alcuni ingredienti e loro li mescolano come credono, dando un risultato finale ogni volta. Io ho una mia personale visione del perché faccio certe cose, però il contributo unico dello spettatore è sempre importante. Chi divulga il lavoro degli artisti è la gente che apprezza i tuoi lavori. È importante il suo giudizio ed è importante il senso che può assumere.”

 “Ho realizzato anche tre Bilocali perché mi permettevano di far convivere le due soluzioni narrative, Up and Down, in un unico momento, collegandole tra loro tramite un disegno tentacolare, un elemento in cartone disegnato applicato tra le due stanze, le attraversa, irrompe senza essere definito. Alla fine però sono meno rapide, meno immediate dei Monolocali, perciò per il momento ho sospeso questa produzione.”

Alcuni hanno il titolo, altri invece no. Le cose vengono amplificate in uno spazio piccolo, la mia idea era ospitare l’universo in uno spazio molto piccolo, li trovo affascinanti, micromondi fantastici. Il sottotitolo serve un po’ a me per identificare la narrazione, ma non è così importante. Per un certo periodo di tempo lo è stato, il titolo era un’appendice. Oggi me ne sono liberato, anche perché ad un certo punto ho riflettuto sulle opere d’arte antica, dal Rinascimento in avanti, e mi sono reso conto che i titoli sono quasi sempre stati dati postumi. Dunque non deve condizionare la visione del lavoro, non dovrebbero avere tutta questa importanza.”

“Sono passato dalla pittura al lavoro su carta perché a un certo punto ho desiderato fare dei lavori più “leggeri”, ero attirato dall’idea che si giocasse di più con gli elementi di base della mia formazione, la scenografia, l’illustrazione, il fumetto. Le mie figurine di carta sono strettamente collegate alla mia provenienza. Questo non esclude la pittura, è solo meno presente rispetto agli inizi.”

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