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Senza titolo

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Dopo un decennio di pittura figurativa Giorgio Griffa si avvicina all’arte astratta negli anni Sessanta, quando inizia un processo di semplificazione dell’opera che caratterizzerà per sempre i suoi lavori.

Da quel momento, Griffa si libera dall’ingombro delle immagini, ed inizia a dedicarsi esclusivamente ai segni e alla materia, fulcro e motore di tutta la sua produzione artistica.

Nel 1968 inaugura la sua prima mostra personale presso la Galleria Martano, la prima occasione in cui Griffa espresse in pittura il concetto del “non finito”, di tempo sospeso, sottolineando la potenza di un processo vicino al completamento ma mai concluso, strumento attraverso cui consentire all’opera di continuare a vivere e a variare.

Nel lavoro di Griffa si contano 8 cicli fondamentali, diversi in relazione i temi trattati ma simili in termini di caratteristiche compositive. L’opera in questione si colloca nella serie Segni primari, una serie in cui colori, macchie, scarabocchi, pennellate, impronte diventano il racconto della secolare memoria dell’umanità. Anche in Senza titolo i segni tracciati sono un simbolo, raccolgono un’identità precisa e stratificata a cui Griffa dà ripetutamente voce.

Il suo è un metodo di lavoro consolidato: lil supporto – in questo caso la carta – viene disposto su un piano, spesso il pavimento, per evitare che il colore molto fluido coli verso il basso, ed è pronto ad accogliere il segno ad acrilico, tempera o acquerello, stemperato in acqua. A poco a poco il supporto cessa di essere legato ad un’immagine compiuta e diventa un luogo dove trova spazio una traccia, una linea, un segno tracciato con il pennello o con la spugna.

Estratti dall’intervista tecnica a Giorgio Griffa

“Nel mio lavoro si contano 8 cicli, direi fondamentali, che sono stati iniziati e a volte non conclusi. Sono dei gruppi di lavori che trattano certi temi, non è che ci sia un criterio evolutivo come c’è stato dal passaggio dal figurativo all’astratto, non c’è nulla che ricordi l’albero di Mondrian, non c’è nulla di simile. Sono cicli di lavoro diversi in relazione a diversi temi, e hanno tutti più o meno le stesse caratteristiche.”

“Fisso degli appunti, fisso delle idee, ma non è possibile né pensabile il bozzetto perché si tratterebbe di un’operazione meccanica, che per tantissima pittura è perfetta, ma per il mio lavoro non va bene perché quando dipingo ho bisogno di essere io al servizio di quello che sta accadendo sulla tela, non di essere uno che impone sulla tela una squadratura già precostruita.”

“Io cerco di utilizzare i materiali in modo da assicurare loro la più lunga durata possibile. La vernice, questo Primal, di cui i restauratori dicono meraviglie, mi pare in effetti che garantisca dei risultati ottimi a livello conservativo.”

“Per quanto riguarda le mie opere su carta, hanno in genere dei materiali accostati gli uni agli altri, quando non decido di mescolarli. Posso usare del pastello insieme all’acquarello: il pastello è grasso e fortissimo, l’acquarello ha la sua fragilità, però è una meraviglia tale che non si può rinunciare ad utilizzarlo!”

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