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Il tempo dei luoghi

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Il tempo dei luoghi è un’installazione che Maura Banfo ha presentato presso l’Aula Magna del Liceo Artistico di Carrara nell’estate 2016, partendo da una riflessione e da un progetto già esplorati e riguardanti il Nido.

Il nido come metafora della casa, della relazione e della cura, laddove per cura si intende un prendersi cura in modo da “ridare forma”. In questo caso, un nido di quasi tre metri di diametro, il più grande tra i circa quindici esemplari realizzati, uno dei primi due realizzati a partire da un nido vero – come per quelli più piccoli già realizzati – e ingranditi costruendovi attorno un prolungamento in legno, trattato con resina e rifinito con zincatura a freddo, di colore grigio metallizzato.

Un lavoro lungo quattro mesi, fatto di raccolta e bisogno di dare tridimensionalità a quest’opera, esposta in una seconda occasione presso la galleria Davide Paludetto di Torino.

Estratti dall’intervista tecnica a Maura Banfo:

“Ho sempre molto amato la scultura e ho avuto la fortuna di poter affiancare per parecchi anni un maestro come Luigi Mainolfi, dove ho potuto sperimentare tecniche svariate al suo fianco. Nonostante la scultura sia stata parte importante della mia vita e della mia esperienza, non mi ritengo una scultrice, non amo etichettarmi, mi piace portare avanti il lavoro attraverso le emozioni.  Le mie fotografie sono sempre state molto materiche e tridimensionali, quasi da poterne toccare una tridimensionalità. Ad un certo punto ho sentito l’esigenza di realizzarla davvero questa terza dimensione…e così sono nati i miei nidi. ”

“L’opera è stata realizzata totalmente da me, dalla raccolta del materiale al suo trattamento, grazie comunque alla collaborazione di alcuni amici artisti e dal mio compagno che con pazienza mi hanno seguita in alcuni passaggi. In alcuni punti i rami sono incollati tra loro, in altri sono solo posati gli uni con gli altri, poi trattati con resina e zincatura. Non escludo che ne verranno altri, non so se lavorerò di nuovo con il legno, o con la resina, è tutto in divenire. Certamente è un’opera unica, nessun nido è riproducibile.”

“L’unico modo per pulirlo è un compressore, non è pensabile altro modo. Certamente se si espongono in esterno la prima problematica è che opacizzano, dopodichè i rami possono subire facilmente dei danni, movimentando anche i nidi più piccoli è facile che si rompa qualche punta, questo vale anche per le fusioni di alluminio, sono delicate. Se si rompono dei pezzi posso adattarli direttamente io, cambierà forma ma fa parte del suo essere vivo.

“Sui lavori tenuti in esterno mi piace anche seguirne l’evoluzione e i cambiamenti che avverranno con il tempo. Certo sono lavori da seguire con più cura, necessitano di essere magari restaurati o meglio riassestati più volte, ma questo fa parte della ricerca del lavoro stesso, quel concetto di cui ti parlavo nel prendersi cura delle cose. E’ una coraggiosa scommessa, sia per me sia per chi mi dà fiducia acquistandoli. I Nidi sono lavori che non stanno mai fermi, non possono mantenere la stessa forma in eterno proprio per la loro fragilità, ma questa è parte integrante del lavoro.  Amo pensare che nulla sia definitivo ma in costante divenire.”

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