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Secret Garden

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Secret Garden è un’opera installativa complessa, che attua un recupero memoriale attraverso la reinterpretazione di materiali d’archivio del secolo scorso.
Alessandra Calò richiama in vita alcune protagoniste di ritratti fotografici, il cui ricordo è in parte sopravvissuto attraverso lastre negative che l’artista ha rinvenuto in mercati dell’antiquariato e tramite ricerche specifiche, rivolte a scovare materiali analoghi, risalenti alla fine del XIX e l’inizio del XX secolo.
Ciascuna di queste “rinascite” è rappresentata da un giardino segreto racchiuso dentro a una scatola nera, di dimensioni pari a 30×30 cm oppure 25×25 cm, una composizione fatta a mano da Alessandra dopo aver raccolto ed essiccato arbusti e fiori. L’artista compone un paesaggio interiore che a prima vista si nasconde, ma che si svela nel momento in cui viene dedicata attenzione al singolo Secret Garden. 

L’opera si compone in tutto di ventisei giardini, e rappresenta un tributo alle antiche tecniche di stampa, restituendo contemporaneamente una tridimensionalità ai soggetti fotografati, arrivati a noi senza ulteriori dettagli sulla vicenda biografica.

Le donne di Secret Garden recuperano un nome e una storia personale grazie alla fantasia di alcune scrittrici, cantanti o performer, invitate da Alessandra a costruire avventure su misura dal fascino novecentesco. Ogni racconto racchiuso nel cassetto della struttura che compone Secret Garden è un diario personale: nell’accostarsi all’opera, lo spettatore può sbirciare dentro all’intimità di queste donne, come in un cassetto appunto,  e può leggere frammenti di un’esistenza fatta di gioie e dolori, un percorso collettivo verso una maggiore libertà ed emancipazione.

Estratti dall’intervista tecnica ad Alessandra Calò:

“A mio avviso, un titolo deve essere un distillato dell’opera o quantomeno deve possedere le parole chiave che rappresentano l’opera. Nel caso di Secret Garden, è stato cosi. Volevo un titolo che rappresentasse quello che nell’opera non si vede facilmente ma che rappresenta l’essenza del lavoro: il giardino.”

“L’installazione attualmente conta 26 pezzi. La considero abbastanza adattabile ai luoghi che la ospitano e spesso – in accordo con i curatori –  decidiamo la soluzione migliore per esporla e soprattutto per renderla fruibile al pubblico. Non va dimenticato che la parte “interattiva”, legata al racconto contenuto all’interno dell’opera stessa (nel cassetto), è una parte fondamentale del lavoro e non va sottovalutata. La considerazione dello spazio è fondamentale. Preferisco rinunciare a qualche pezzo esposto a favore di una buona interazione tra opera e pubblico.”

“Secret Garden ha elementi legati alla storia della fotografia (le lastre negative) ma poi si sviluppa in maniera tridimensionale lavorando su più livelli: la lastra negativa, gli elementi naturali, il testo letterario. I materiali scelti per costruire e supportare l’opera hanno prima di tutto dei significati simbolici.”

“Sono convinta che nel momento esatto in cui un’opera sia terminata, non ci appartenga più. Non posso definirmi contraria alla restaurazione ma non essendo il mio mestiere, preferirei sia responsabilità del detentore dell’opera decidere per essa.”

 

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